Premio P.R.A.M. 2016, il gruppo IES 2° Classificato con la Riqualificazione del Faro di “Murro di Porco”.

Il gruppo di progettazione IES, composto dagli Architetti Fabio Cappello, Lorenzo D’Apuzzo, Raffaella Di Martino, Giulio Esposito e Pasquale Letizia, si sono classificati secondi al Premio P.R.A.M. 2016, Premio Restauro Architetture Mediterranee.

PANORAMA

Il tema dell’edizione 2016 del P.R.A.M. era “Il Restauro e la valorizzazione di centri urbani e del paesaggio costiero del Mediterraneo, coniugato sul doppio versante della riqualificazione e della salvaguardia, anche dal punto di vista morfologico e fisico”.

Il premio, ideato fin dalla prima edizione dall’arch. Aldo Imer, della Soprintendenza per i Beni Artistici e paesaggistici di Napoli e Provincia, vuole proporsi come momento di confronto critico tra architetti, ingegneri, giovani laureati, ma anche come opportunità di incontro tra istituzioni e cittadini, con l’intento di promuovere la partecipazione attiva al dibattito sulla valorizzazione del territorio costiero e delle risorse paesaggistiche e culturali del Mediterraneo. Obiettivo primario del P.R.A.M. è incentivare l’educazione alla tutela e al recupero del patrimonio culturale e paesaggistico del Mediterraneo, inteso come strumento di sviluppo e come importante eredità culturale da salvaguardare; le sue finalità riguardano anche il tema della salvaguardia dei paesaggi costieri, fortemente a rischio per fenomeni antropici e naturali.

Il gruppo IES, composto da Architetti provenienti dal territorio Casertano e dall’Agro Nocerio Sarnese, ha proposto la Riqualificazione del Faro “Murro di Porco”, che sorge nella zona costiera dell’area protetta del Plemmiro, alle porte di Siracusa, sulle tracce di quella che un tempo fu la piccola città dei pescatori di epoca greca.

La struttura domina la costa, con la sua architettura minima e severa che ben dialoga con il paesaggio composto da una rigogliosa macchia mediterranea,  una scogliera che defila verso il blu del mare Mediterraneo che si apre verso l’Africa come un occhio dell’Europa sul mondo.

 

Il progetto prevede di riqlight2ualificare l’edificio del faro, consolidando le strutture e preservando integralmente il carattere dell’architettura.

La struttura vera e propria del faro viene riconvertita in un piccolo spazio multifunzionale di supporto alle attività di protezione e sviluppo dell’area protetta del Plemmiro, luoghi dove sia possibile fare convegni e conferenze sul tema della conservazione e del paesaggio marittimo del Mediterraneo.

Conservare le superfici e le morfologie del luogo è il punto di partenza del progetto, che si sviluppa partendo dalla quota del basamento sul quale poggiano i fabbricati del contesto e si presenta come una sua naturale continuazione.

 

 

Il progetto disegna un nuovo fabbricato che sviluppandosi slight1otto la quota di calpestio  del faro si presenta più come una grande piazza sul mare che come un volume. Al suo interno poche stanze per chi vuole godersi la bellezza di un paesaggio incontaminato e tutto quello che il mare può offrire. I centri dell’edificio sono due: la grande corte di pietra dove affacciano tutte le piccole celle degli ospiti, che inglobando la scogliera esalta le linee della lanterna del faro; e la cucina comunitaria che affaccia verso il mare dove gli ospiti di tutte le nazionalità possono incontrarsi, facendo esperienza del valore culturale della cucina che lega e accomuna tutti i popoli che affacciano sul Mediterraneo.

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La struttura è progettata come un unicum monolitico, dal quale emergono gli spazi come vuoti scavati dall’interno. La forza della pietra della scogliera incontra la continuità del corpo di calcestruzzo portante, che nel tempo cambierà superficie e colore con il passare del tempo fondendosi ai colori del paelight5saggio.

 

 

 

 

Le camere sono immaginate come delle celle di una struttura monasterale, la vita all’interno dell’edificio  è semplice ed essenziale, come la natura del luogo richiede.

 

 

 
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